DIETRO LE QUINTE

 

Lo scopo di questi credits non è fare un elenco delle citazioni esplicite e implicite presenti nel nostro lavoro, ma mostrare come una storia nasca sempre nell’intreccio delle infinite storie che gli uomini da sempre raccontano.

Abbiamo pensato che anche questa fosse una storia interessante da raccontare, da un lato, per far nascere altre storie, dall’altro, più semplicemente, per far scoprire a qualcuno un nuovo libro o un nuovo film.

Libri, film, quadri e canzoni agiscono come suggestioni, a volte con intere scene, altre con una sola parola. In certi casi sono all’origine di uno snodo narrativo, più spesso aggiungono spessore e colore a scene nate in modo del tutto indipendente.

In molti casi si tratta di ricordi di vecchie letture, in altri casi, invece, la ricerca è stata fatta appositamente per quella scena. Alcune volte, un intero filo narrativo nasce dalla ricerca del titolo più adatto a un capitolo (è quello che è successo con L’ora blu), altre volte, da un intero film, viene tratto un singolo dettaglio, come la maglia a righe di Sanae da Jules et Jim.

Usiamo molto i quadri, forse anche perché il nostro lavoro di partenza è il nostro fan manga, nel quale l’immagine prevale sul testo, ma anche le poesie e le canzoni, perché evocano le immagini meglio di quanto faccia la prosa.

Tralasceremo, ovviamente, i numerosissimi riferimenti al manga di Yoichi Takahashi, di cui abbiamo utilizzato soprattutto le serie più recenti, Rising sun e Golden 23, per non appesantire il tutto.

Abbiamo, però, preparato una versione scherzosa delle scene che ci hanno suggerito il legame tra Taro e Sanae nel nostro Presunto innocente.

Il titolo, innanzi tutto.

D’amore e ombra è uno dei più celebri romanzi della scrittrice cilena Isabel Allende, da cui è stato tratto anche un film.

Ci è servito per delineare subito il tema di una storia romantica, giocata sull’ombra, che i personaggi si fanno l’un l’altro e che è presente in ciascuno di loro.

In più, anche nel bel romanzo di Isabel Allende, la protagonista è una reporter (come la nostra Azumi) e l’eroe maschile ha dei tratti timidi e introversi, pur essendo una figura solida e forte.

L’ombra è un tema estetico e filosofico caratteristico del Giappone. O almeno così sostiene J. Tanizaki nel suo provocatorio e poetico Libro d’ombra.

In generale, il plot fondamentale della nostra storia ha preso spunto dalla storia dell’amore adulterino tra Lancelot e Ginevra. Il conflitto tra la lealtà al proprio re e il sentimento per la donna amata dilania il primo cavaliere tanto quanto Taro Misaki.

Il tema di due amici innamorati della stessa donna risulta centrale nel film Jules et Jim di F. Truffaut, da cui abbiamo preso qualche spunto.

Una donna che mette in conflitto un eroe e un vagabondo è anche la trama di Casablanca, il famosissimo film del 1942, che abbiamo citato a più riprese.

CAPITOLO PRIMO – LA MAGLIA NUMERO DIECI E MEZZO

La figura di Azumi Hayakawa, che ha richiesto il lavoro di costruzione più ampio, dato che nel manga originale è solo abbozzata, è stata ispirata ai giornalisti reporter ansiosi di raccontare il mondo: Oriana Fallaci e Tiziano Terzani, per fare due esempi noti, ma soprattutto Emanuela Zuccalà, giovane giornalista impegnata sui fronti più difficili, di cui consigliamo in particolare Donne che vorresti conoscere, una straordinaria raccolta di storie di donne coraggiose.

CAPITOLO SECONDO – LA MONTAGNA DI FUOCO E DI NEVE

La figura di Kono-Hana-Sakuya-Hime, dea del Fuji-san, è parte del pantheon scintoista. Abbiamo raccolto le informazioni confrontando le diverse fonti disponibili sul web in inglese e francese.

L’immagine della montagna di neve che va tenuta all’ombra è stata poeticamente utilizzata da Roberto Benigni in una sua intervista, parlando della moglie. Noi l’abbiamo unita all’immagine delle montagne come pilastri del cielo, di tradizione tibetana.

L’uso di indurre il travaglio con un pellegrinaggio a un monte santo, è, invece, un tradizionale consiglio delle ostetriche e delle nonne, in molte zone d’Italia. Nella Lombardia nord-occidentale, la meta è il Sacro Monte di Varese, nel cui antichissimo santuario è conservata la cinta della Madonna, reliquia che protegge partorienti e puerpere.

CAPITOLO QUINTO – IL RITORNO DEGLI EROI

La scena della domanda di matrimonio di Ishizaki a Yukari, si chiude con una battuta presa quasi letteralmente da un classico di Billy Wilder: “Baciami, stupido!”

CAPITOLO SESTO – PENELOPE ALLA GUERRA

Il titolo è quello di un’opera di Oriana Fallaci, reporter a cui, di sicuro, Azumi Hayakawa amerebbe assomigliare.

Il tema della Penelope insofferente ci sembrava calzare particolarmente anche con il lato Anego di Sanae Nakazawa.

Il gingko sotto cui sosta Taro Misaki è una pianta dalle caratteristiche botaniche particolari, una sorta di fossile vivente, risalente all’epoca dei dinosauri. Straordinariamente longevo e resistente (i gingko biloba di Hiroshima sopravvissero all’esplosione atomica) e caratterizzato da foglie di forma e colore unici, è un medicamento utilizzato da millenni, che rinforza il cuore e lo spirito.

L’immagine che Azumi ha di Sanae Nakazawa, il vento tra i ciliegi, nasce dal tema, che abbiamo utilizzato anche nel fan manga, del sakura come simbolo del mono no aware, ovvero il sentimento dell’impermanenza dell’essere. Potete trovare un approfondimento nell’ultima tavola del nostro speciale Sakura hana.

CAPITOLO SETTIMO – L’ULTIMO GRANELLO DI SABBIA

L’Hanakotoba è l’antico linguaggio dei fiori giapponese, che viene utilizzato anche nell’ikebana.

La scena sulla spiaggia è ispirata alla bella canzone di Ivan Graziani, Agnese Dolce Agnese, a cui abbiamo dedicato il video.

CAPITOLO OTTAVO – UN SOGNO DENTRO UN SOGNO

A Dream Within a Dream è un famosissimo componimento di Edgar Allan Poe.

L’immagine del futuro nascosto nel passato, come il fiore nel seme, viene da G. W. F. Hegel.

Sanae, sulla spiaggia, indossa una maglietta a righe, come Jeanne Moreau in Jules et Jim, di F. Truffaut, film che racconta la storia di una donna amata da due amici.

Ho trascorso con voi ogni giorno della mia vita. Ditemi che lo sapete. […] Ditemi che sapete anche che io sarò ancora con voi ogni giorno che m’è dato da vivere. Perché stasera ho imparato, mia cara, che in questo nostro splendido mondo ogni cosa è possibile.

La dichiarazione d’amore di Taro è ispirata alle bellissime parole che il generale Lowen rivolge a Martina quando, ormai anziani, dopo essere stati separati per tutta la vita, si incontrano per l’ultima volta. Il racconto è Babette’s feast, un piccolo gioiello di K. Blixen, da cui è stato tratto anche un poetico film danese, superbamente recitato.

L’immagine del medaglione spezzato a metà nasce dall’etimologia stessa della parola symbolon, che indicava le due metà di un coccio che veniva spezzato per sancire un alleanza. Ciascuno dei due contraenti ne conservava una parte.

Da Plauto in poi, diventa un topos della letteratura di tutti i tempi, in particolare nelle scene di agnizione, e impazza nei feuilleton ottocenteschi in tutte le sue forme e varianti.

L’idea che la scena d’amore si svolga in una dissolvenza è una delle più belle battute di La Rosa Purpurea Del Cairo, vecchio film di Woody Allen.

CAPITOLO NONO – NAUFRAGHI

Il naufragio per eccellenza, richiamato più volte in questo capitolo, è quello di Ulisse, che avvista Itaca e viene risospinto al largo, come inevitabile controcanto all’attesa di Penelope.

In particolare l’Ulisse di questo capitolo è quello dell’omonima poesia di U. Saba, per il quale “il porto accende ad altri i suoi lumi”.

I pensieri di Taro Misaki che guarda le luci del porto risentono di suggestioni provenienti da diverse canzoni, tra le altre Sono seduto sulla banchina del porto di Zucchero e Sitting on the dock of the bay di Otis Redding.

Ma, soprattutto, il mare aperto delle possibilità è un’immagine centrale del Così parlò Zarathustra di F. Nietzsche.

CAPITOLO DECIMO – DIECI ANNI DI SOLITUDINE

Il titolo del capitolo in cui entrano in scena Natsuko Ozora e Roberto Hongo non poteva non richiamare un romanzo sudamericano. La scelta è caduta su Cent’anni di solitudine di G. G. Marquez.

Un vecchio amore dei genitori risvegliato dal sentimento di due giovani è uno snodo centrale di A summer place, film del 1959, dal celeberrimo tema musicale.

Il tempo sospeso in cui vivono Sanae e Taro, invece, richiama i giorni nella isba sepolta dalla neve di un altro classico del cinema, Doctor Zhivago, storia di un amore adultero e contrastato.

La crisi di nervi della signora Nakazawa rispecchia l’inizio di Pride and prejudice di Jane Austen. La madre di Sanae, in molti punti, è ispirata all’esilarante e snervante signora Bennet.

CAPITOLO UNDICESIMO – IL TRAMONTO IN UNA TAZZA

Il titolo viene da Emily Dickinson, Portami il tramonto in una tazza.

Gli amori di Ares e Afrodite sono un tema classico della mitologia greca, da Omero in poi.

Per questa e per tutte le storie provenienti dalla mitologia, il riferimento è K. Kerényi, Gli dei e gli eroi della Grecia.

La versione latina degli stessi miti è raccontata da Ovidio ne Le Metamorfosi.

CAPITOLO DODICESIMO – L’ORA BLU

L’ora blu è una particolare condizione di luce che si verifica al crepuscolo, molto nota ai fotografi.

Grazie anche al doppio senso del termine blue (triste) in inglese, l’immagine ha ispirato molti artisti e dato vita a numerose poesie e canzoni. Nel video abbiamo utilizzato When the blue hour comes di Roy Orbison, il cui testo rispecchia bene lo stato d’animo di Sanae in questo momento. Trovate una traduzione nella didascalia del video.

L’immagine della falena gialla sulla tela indaco viene da un’opera di Jan Fabre, Dancing the hour blue (Walking leaves), citata anche nell’illustrazione del video. Il pittore belga all’ora blu ha dedicato molti dei suoi dipinti, realizzati con un particolarissimo utilizzo della bic blu. Questa stessa tecnica è quella che abbiamo utilizzato in tutte le nostre illustrazioni.

Sanae avvolta nel mantello notturno trapunto di stelle riprende un’antica e suggestiva iconografia mariana, che i pittori di ogni tempo hanno immortalato nelle numerose Madonne della Misericordia.

La perentoria affermazione di Tsubasa “Io sono padrone del mio destino” è una citazione da Invictus, del poeta inglese W. E. Hanley. Il verso è celeberrimo nel mondo anglosassone ed è spesso citato in libri e film, tra i quali l’altrettanto celebre Casablanca.

Nel consiglio che Natsuko Ozora dà alla nuora riecheggia Va’ dove ti porta il cuore, di S. Tamaro, straordinario best seller di alcuni anni fa.

Il libro letto da Taro Misaki è L’amore ai tempi del colera, di G. G. Marquez, in cui il protagonista aspetta per tutta la vita la donna amata, sposata a un altro.

CAPITOLO TREDICESIMO – SI ALZA IL VENTO

Il titolo richiama da un lato, la bellissima poesia di Paul Valéry e, dall’altro, l’ultimo film di H. Miyazaki. Anche nel nostro capitolo, all’alzarsi del vento, ognuno dovrà tentare di vivere.

L’intera struttura del capitolo, con la tempesta atmosferica che riflette la tempesta dei cuori, è ispirata a Wuthering heights, di E. Brontë, il grande classico del romanticismo inglese.

La scena sulla spiaggia affonda le sue radici nelle vecchie canzoni estive, La canzone del sole di L. Battisti e Sapore di sale di G. Paoli su tutte.

La spada di Ninigi, sposo della dea del Fuji-san, che adirato raduna le nubi, è anche una delle insegne regali della famiglia imperiale giapponese.

CAPITOLO QUATTORDICESIMO – L’AURORA DALLE DITA DI ROSA

Titolo omerico.

La dea dell’aurora, Eos in greco, si innamora del mortale Titone, ma, per distrazione, chiede per lui solo la vita eterna e non l’eterna giovinezza.

Il primo kanji del nome Sanae (che significa “primo germoglio”) viene comunemente tradotto con “prima”. In realtà, l’immagine è concreta e antica e indica il colore del cielo prima dell’alba, quando raggiunge il suo punto di oscurità più profonda. Più precisamente, il colore è quello dell’inchiostro estratto dalle galle di quercia, secondo l’antica tecnica comune a Oriente e Occidente.

L’immagine dell’amante che “sorge come l’aurora, bella come la luna” viene dal Cantico dei cantici, tradizionalmente attribuito a Salomone. Nell’ultimo verso, noi abbiamo trasformato l’esercito schierato in battaglia nella nazionale del Brasile.

L’urto di un meteorite che modifica l’inclinazione dell’asse terrestre è l’ipotesi avanzata dall’originale scienziato I. Velikovsky, e da molti altri dopo di lui, per spiegare alcuni fenomeni climatici e rivolgimenti narrati nei testi antichi delle più varie tradizioni, tra cui il Diluvio e la scomparsa di Atlantide.

CAPITOLO QUINDICESIMO – NEVE E GELO

La madre di Sanae qui prende alcune pose delle commedie italiane degli anni ’50, in particolare avevamo in mente la suocera di Piede Amaro (Nino Manfredi) in Audace colpo dei soliti ignoti.

In quanto “cattolica-apostolica-e-romana”, disapprova il divorzio della figlia e giura di restare “finché il Signore le dà la forza”, con il genero. Che si ritrova, quindi, senza moglie, ma con la suocera. Il massimo.

Ichiro Misaki apostrofa Sanae come fa il padre di Armand Duval in La dame aux camélias di A. Dumas (o di Alfredo Germont ne La Traviata, se preferite la versione di G. Verdi).

I dipinti di Monet che raffigurano la neve sono molti. Qui abbiamo pensato, in particolare, alla Veduta di Argenteuil sotto la neve.

CAPITOLO SEDICESIMO – L’OMBRA A CUI NON APPARTENIAMO

Il titolo è la traduzione di un verso di The dark end of the street, incisa da James Carr e rilanciata dal film The Commitments, di A. Parker. Si tratta della canzone che Taro e Sanae ballano nell’ultima scena e che racconta di un amore adulterino costretto a vivere nell’ombra. Il testo è tradotto nel video.

L’abito di Sanae Nakazawa è un modello dell’epoca d’oro della maison Dior, quando la casa di moda parigina vestiva Grace Kelly e Audrey Hepburn.

CAPITOLO DICIASSETTESIMO – ZEFIRO TORNA

Il titolo è un famosissimo verso di F. Petrarca, riguardante il vento occidentale che in Europa segna l’inizio della bella stagione. Secondo la mitologia, Zefiro si innamorò della ninfa Cloris che, posseduta dal vento divino, si trasformò in Flora, dea della primavera. Il celebre quadro di S. Botticelli illustra proprio questo mito, che viene citato anche ne La nascita di Venere, dello stesso autore.

Lo sconforto di Tsubasa, per cui “anche da lontano si vedeva che lei non lo amava più”, ricalca le parole di un blues di E. Jannacci, Si vede.

L’incanto di Taro davanti a Sanae che dorme è lo sgomento del mortale davanti all’apparizione divina, come Tiresia, accecato dopo aver visto Atena nuda. Ma è anche lo sguardo del pittore che coglie la sensualità dell’abbandono del sonno, come Picasso nel Ritratto di Marie Thérèse.

CAPITOLO DICIOTTESIMO – LA DEA DELLA VITTORIA

Il Jardin sauvage de Saint Vincent è un’area naturale nel cuore di Montmartre. Abbandonato per anni, è stato colonizzato da piante e animali selvatici tipici dell’ambiente originario su cui sorge la capitale francese. Ora questo spazio prezioso è tutelato e, pur con le dovute limitazioni, aperto al pubblico.

L’hachimaki, che compare in tante scene dei manga giapponesi, è la fascia tradizionalmente indossata dai kamikaze, ma anche da tutti coloro che si cimentano in un’impresa, dagli esami al parto.

L’amore tra la dea e il mortale ha molte versioni nella mitologia greca. Forse le più calzanti, rispetto alla nostra storia, sono quella di Venere e Anchise e di Eos e Titone.

CAPITOLO DICIANNOVESIMO – E ARTÙ DICHIARÒ GUERRA A LANCELOT

Qui viene esplicitato uno dei riferimenti base del nostro plot, ovvero la saga di Camelot. Le versioni della storia di Lancelot e Ginevra sono molte: la prima è quella di T. Malory, Le Mort d’Arthur.

Anche la carta degli amanti, estratta dalla nonna di Kumiko dai tarocchi, raffigura proprio il primo cavaliere e la regina di Camelot.

La meta di Azumi Hayakawa, l’ex Unione Sovietica, è stata scelta a partire da uno dei più famosi lavori del reporter T. Terzani, Buonanotte, signor Lenin, che racconta i giorni della caduta dell’impero sovietico, e dal libro di E. Zuccalà, giornalista che ha raccontato il Giardino atomico. Ritorno a Chernobyl.

La vecchia canzone menzionata da Tsubasa, “It’s still the same old story / a fight for love and glory” è la celeberrima As time goes by, di Casablanca. Anche in questo film un eroe e un vagabondo (Humprey Bogart) sono divisi dall’amore per la bellissima Ingrid Bergman.

CAPITOLO VENTESIMO – UN’OMBRA PER SEMPRE SARAI

Il titolo riprende un’opera di O. Soriano, Un’ombra ben presto sarai.

La lettera scarlatta che Azumi Hayakawa vede sul petto di Sanae è, ovviamente, quella di N. Hawthorne, in cui l’adultera è esposta sulla gogna.

CAPITOLO VENTIDUESIMO – DUELLO AL CAMP NOU

Il duello, ovviamente, è quello western. Il capitolo è pensato per la regia di Sergio Leone e con la colonna sonora di Ennio Morricone.

CAPITOLO VENTITRESIMO – VINCITORI E VINTI

Il volo di Sanae tra le braccia di Taro è ispirato (come si dirà anche nel capitolo seguente) alla storia di Paolo e Francesca, cantata da Dante nel V canto dell’Inferno. Una citazione nella citazione richiama di nuovo Lancelot e Ginevra.

L’illustrazione è ispirata al dipinto preraffaellita di D. G. Rossetti, raffigurante proprio gli amanti di Gradara.

CAPITOLO VENTIQUATTRESIMO – LA COSA PIÙ BELLA SULLA NERA TERRA

Il titolo è un verso tratto da una delle più belle liriche di Saffo, poetessa greca del V secolo a.C., tradotto in latino da Catullo. La cosa più bella sulla nera terra, per i due poeti, è ciò che uno ama.

La “donna in grado di scatenare una guerra”, a cui il cronista francese paragona Sanae, è Elena, la più celebre adultera dell’antichità, il cui rapimento scatenò la guerra di Troia.

Elena di Sparta è menzionata anche nel V canto dell’Inferno dantesco, che qui viene esplicitamente citato.

CAPITOLO VENTICINQUESIMO – LA FINESTRA SUL PACIFICO

Taro con Sanae, Tsubasa con Azumi: ovvero un incrocio rispetto alla situazione iniziale. Il modello viene da Le affinità elettive, di W. Goethe, dove la storia d’amore tragica simboleggia le forze chimiche che spingono alcuni elementi a legarsi tra loro a scapito di altri. Noi abbiamo preferito evitare il finale drammatico.

Il quadro che Ichiro Misaki dipinge per Taro e Sanae è ispirato ai numerosi quadri di Chagall sul tema degli sposi, che spesso fluttuano leggeri in un cielo dai colori intensi.

 

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