3 – DIREI BUONANOTTE FINO AL MATTINO

Capitolo terzo

DIREI BUONANOTTE FINO AL MATTINO

 

“Mi dispiace, Izawa, ma la tua storia proprio non regge…”
Kisugi scuoteva la testa davanti al suo bicchiere di limonata.
“Lo abbiamo tenuto d’occhio notte e giorno e non ha fatto proprio nulla di sospetto…”, confermò Taki.
Izawa era decisamente stizzito. Gli pareva che il torneo, tra partite, allenamenti e momenti liberi gli avrebbe fornito molto materiale su cui ricamare per convincere i compagni che il numero undici, con le sue mire su Sanae, era il più vile dei traditori.
Ma ormai erano alla vigilia della finale e le cose non erano andate come aveva sperato.
Misaki era concentratissimo, come e più del solito. Esistevano solo allenamenti e partite. E sostenere che la motivazione non fosse la vittoria finale, ma la promessa fatta a Sanae, era decisamente poco credibile.
La loro stanza confinava con quella delle ragazze, ma Misaki non usciva nemmeno sul balcone. Non era venuto in aiuto di Izawa nemmeno un infortunio, che avrebbe costretto il numero undici a ricorrere alle cure della manager, fornendo ampio spazio alla fantasia del calunnioso narratore.
Gli rimanevano solo i tre gol promessi da Misaki a Sanae per la finale, ma, senza l’adeguato contorno, si rivelavano un piatto piuttosto misero e senza sugo.
“Sarà meglio andare a dormire”, disse Ishizaki alzandosi, “Domani giochiamo contro la Toho.”


Misaki si rigirò per l’ennesima volta nel futon. Il sonno non voleva proprio arrivare. Non che la cosa lo stupisse. La tensione lo rendeva insonne prima di ogni esame, figuriamoci prima di quella finale.
Tre gol per la manager…
Sembrava che lei non si rendesse conto dei suoi limiti, che lui, invece, vedeva benissimo.
Non era Tsubasa. E pareva quasi che Sanae gli chiedesse di esserlo.
Provò a rifugiarsi sotto il lenzuolo. Dalla porta finestra, socchiusa per lasciar entrare la frescura della notte, filtrava il canto delle cicale.
Misaki decise di mettere fine alla tortura e si alzò. Con passo guardingo, cercando di non svegliare e di non calpestare i compagni, uscì sul balcone.
Nella notte senza luna, le stelle brillavano particolarmente vicine.
Misaki cercò di concentrarsi sugli appunti presi sul centrocampo della Toho e sul modo di neutralizzarlo. Di sicuro, la squadra di Hyuga avrebbe avuto molta più fatica nelle gambe, dopo la micidiale semifinale con la Furano.
“Misaki-san…”
Le cicale si tacquero di colpo.
Misaki si voltò sorpreso nella direzione da cui era venuta la voce.
Dal tratto di balaustra che divideva il balcone da quello della stanza accanto, spuntò la mano di Sanae.
“Sono qui… Che ci fai sveglio?”
Misaki si avvicinò e ne intravide la sagoma, seduta a terra e avvolta in una coperta.
“E tu? Che ci fai sveglia?”, chiese il numero undici.
Sanae si strinse nelle spalle.
“Le cicale non mi lasciavano dormire…”
Misaki si sedette sul pavimento di legno del balcone. Dagli spazi della balaustra poteva intravedere la team manager che si stringeva nella coperta e guardava le stelle.
“Nervoso per la finale?”, chiese la ragazza.
Misaki annuì.
“Ascoltami bene, Misaki-san…”
Il numero undici alzò lo sguardo e incrociò quello della ragazza. Non gli sembrava che gli occhi di lei avessero mai avuto un colore così intenso. Pensò che fosse dovuto alle strane luci della notte.
“Domani vinceremo. Vedrai che costringeremo la fortuna a girare per noi.”
Il tono della voce dava l’idea che, se si fosse rifiutata di collaborare, la fortuna sarebbe stata fatta girare a suon di pedate.
Misaki scosse la testa.
“Io non sono Tsubasa…”
“Nessuno ti sta chiedendo di esserlo”, replicò decisa Sanae, “Taro Misaki va benissimo.”
Il numero undici si zittì imbarazzato.
Sanae alzò di nuovo lo sguardo alla volta stellata.
“I ragazzi dicono che hai una fidanzata a Parigi…”, disse all’improvviso.
Misaki arrossì fino alla radice dei capelli.
“No… no… nessuna fidanzata…”, replicò imbarazzato, “I ragazzi si sbagliano… Azumi è solo un’amica…”
Tacque.
Le cicale sembravano scomparse. Forse la temperatura si era abbassata di un grado, raggiungendo la soglia necessaria a farle zittire.
“Non senti la sua mancanza?”, chiese esitante Sanae.
In lontananza riecheggiò il rumore di un treno, perduto nelle profondità della notte.
“No…”, ammise Misaki, con voce appena percettibile, “Era un’amicizia tra ragazzini… Le cose sono molto diverse a quell’età… Tre anni fanno molta differenza…”
Dall’altra parte della balaustra, Sanae sospirò.
“Già… Tre anni fanno una grande differenza… Soprattutto se sono tre anni di lontananza…”, confermò la ragazza.
Misaki si accorse improvvisamente di essere intrappolato in un campo minato. Memore delle lacrime nello spogliatoio, si affrettò a cercare una via d’uscita.
“Sanae-chan, io sono sicuro che Tsubasa…”
Si zittì di colpo.
La balaustra sembrò sparire per un istante, permettendogli di vedere per intero la figura di Sanae, raggomitolata nella coperta. Sul suo volto era dipinta la sorpresa di sentirsi all’improvviso chiamare affettuosamente per nome.
Per un istante, restarono come sospesi nel silenzio della notte.
Misaki cercò subito di scusarsi.
“Mi dispiace, Nakazawa-san… Io non volevo…”
“Preferivo Sanae-chan…”, lo interruppe la ragazza.
Negli spazi della balaustra, prudentemente tornata al suo posto, Misaki intravide un sorriso.
Le cicale ripresero a frinire disperate. La temperatura doveva essersi rialzata.
“Ricordati dei miei tre gol, domani”, cambiò discorso Sanae.
Misaki stava ancora riprendendosi dalla propria audacia.
“Tre gol alla Taro Misaki, per favore”, aggiunse la team manager.
Misaki fece un ultimo tentativo.
“Hai detto che non eri così sadica da estorcere promesse a chi non le può mantenere…”
“Esattamente”, replicò la ragazza, “E io non ti ho estorto nulla. La sera di Tanabata, quando mi hai accompagnata a casa, hai confermato che avrei avuto i miei gol.”
Misaki sospirò.
Già, la sera di Tanabata…
Quella sera, davanti alla fragilità e alla solitudine di Sanae, una forza improvvisa e inaspettata lo aveva portato a superare di slancio la propria timidezza e a farle una promessa che non era in grado di mantenere.
Ma ora, davanti alla grinta di Hyuga, che lo aveva già sconfitto due volte, era lui a sentirsi bisognoso di protezione…
“Io sono sicura che farai tre gol, Misaki-san… E che batteremo la Toho”, ribadì decisa la voce di Sanae.
Rimasero in silenzio, in ascolto del canto delle cicale. Le stelle completarono pigramente il loro giro notturno.
I primi raggi del sole disturbarono il sonno di Misaki. Aprì gli occhi e si ritrovò raggomitolato accanto alla balaustra divisoria del balcone. Cercava di ricostruire come diavolo fosse finito a dormire in quella posizione, quando si accorse che la coperta lasciata da Sanae lo stava proteggendo dalla brezza del mattino.
Allo scorrere della porta finestra, Izawa e Taki chiusero di scatto gli occhi, fingendo di dormire.


Nelle loro divise immacolate, i giocatori della Nankatsu F.C. ascoltavano attenti la team manager, meno di mezz’ora prima dell’inizio della finale.
“Lì trovate acqua e bibite saline. In questi contenitori c’è il limone col miele, per l’intervallo. Siamo state abbondanti, nel caso ci siano anche i supplementari.”
Sul tavolo c’erano tanti contenitori da sfamare un intero reggimento per un paio di mesi d’assedio.
“In bocca al lupo”, concluse la team manager, “Tiferemo per voi sugli spalti.”
Le ragazze si avviarono alla porta. Sanae si fermò davanti a Misaki.
“Come va la schiena?”, chiese sorridendo.
Misaki ricambiò il sorriso con un po’ di imbarazzo.
“Grazie per la coperta…”, mormorò.
Finalmente le manager uscirono, lasciando lo spogliatoio agli ultimi rituali del prepartita.
“Allora, Misaki, sei pronto a segnare tre gol per lei?”, chiese Izawa, mettendo il braccio intorno alle spalle del numero undici.
Misaki arrossì, farfugliando qualcosa. Si liberò dalla stretta e infilò la porta.
Ishizaki intervenne con tono da capitano.
“Ora falla finita, Izawa! Devi metterlo a disagio anche prima della partita? Ti abbiamo già detto che non crediamo alle tue storie!”
“Storie?”, replicò Izawa, con un sorrisetto, “Chiedi a Taki, se sono storie…”
E uscì dallo spogliatoio, con perfetto tempo teatrale.
Taki si ritrovò gli occhi dell’intera squadra puntati addosso e, visibilmente imbarazzato, cominciò a raccontare:
“Era notte fonda, quando una gomitata di Izawa mi ha svegliato…”


“Hai visto l’effetto delle conversazioni notturne?”, ammiccò Izawa all’indirizzo di Taki, in un attimo di pausa della combattutissima partita.
Per la terza volta, il numero undici aveva fermato d’autorità una discesa di Hyuga, piantandosi davanti a lui e sfidandolo in un uno contro uno da cui era uscito vittorioso.
“Corre anche più veloce del solito…”, ammise Taki.
Misaki rientrò nella sua posizione, facendo cessare la conversazione.
Sugli spalti, Sanae non riusciva a levare gli occhi dal centrocampo, in cui Misaki si stava battendo come un leone, impedendo alla Toho di superare la linea di metà campo. Sembrava più leggero, come se si fosse liberato di pesi che gli gravavano sulle spalle, e, nello stesso tempo, più solido e sicuro di sé. Si sorprese a pensare che, il giorno in cui si fosse liberato delle sue insicurezze e delle sue paure, Taro Misaki sarebbe stato l’unico giocatore in grado di sconfiggere Tsubasa.
“Vai!!!!!!!!”
La team manager scattò in piedi, per accompagnare a pieni polmoni la discesa del numero undici sulla fascia.
Misaki arrivò al limite dell’area, alzò gli occhi per un istante e vide Wakashimazu in una posizione leggermente avanzata. Fulmineo, colpì il pallone con un tocco felpato.
La palla si impennò al centro dell’area. Wakashimazu ne intuì la traiettoria e annaspò disperato, inarcando la schiena.
Il millimetrico pallonetto si insaccò impietoso alle sue spalle.
“Gooooooool!!!!!”, urlarono sugli spalti.
La Nankatsu F.C. corse ad abbracciare il suo numero undici, che li portava in vantaggio con una magia degna di un fuoriclasse.
Izawa diede una gomitata a Taki.
“Chissà che cosa chiederà in premio Misaki, se mantiene la sua promessa…”, ghignò.


Decisamente Hyuga non ci stava a perdere. Con un’azione imperiosa, travolse parte del centrocampo e l’intera difesa della Nankatsu, quasi fossero birilli. Arrivò al limite dell’area e colpì la palla con tutta la forza che aveva in corpo.
Il povero Morisaki poté solo raccogliere il pallone sul fondo della rete.
La Nankatsu, per nulla intimorita, riprese a tessere l’elegante ragnatela del suo gioco. Izawa lanciò Taki sulla fascia sinistra. Velocissima, l’ala della Nankatsu arrivò sul fondo e vide Misaki libero al limite dell’area. Con un cross rasoterra all’indietro, sorprese l’intera difesa della Toho, che si spalancò davanti al numero undici.
Mentre stava per caricare il tiro, Misaki si sentì sbalzare in aria da un intervento da dietro.
Il fischio dell’arbitro ordinò perentorio la punizione dal limite, estraendo, contemporaneamente, il cartellino giallo per Hyuga.
Misaki sistemò accuratamente il pallone. Poi cercò nella memoria le coordinate esatte della rincorsa, provata tante volte in allenamento. Le sue gambe le ritrovarono con precisione millimetrica. Prese un ampio respiro e chiuse gli occhi, cercando di concentrarsi sul tiro.
Ma la memoria, insieme alla lunghezza della rincorsa, riportò alla mente di Misaki la prima volta in cui gli era riuscita la punizione a effetto, sotto lo sguardo di Sanae.
Riaprì gli occhi di scatto, prima di perdere la concentrazione, e tirò.
“Due!!!!!!!”, gridò la voce della team manager sugli spalti.


Il centrocampo della Toho ebbe uno scatto d’orgoglio e sfondò, del tutto inaspettatamente, sulla fascia sinistra. Misaki fece un movimento strano e Sawada riuscì a superarlo con un guizzo. Crossò al centro per Hyuga, davanti al quale la difesa della Nankatsu si chiuse come una saracinesca, pronta ad immolarsi.
Il capitano della Toho, però, lasciò rimbalzare il pallone, mettendo fuori tempo i difensori.
Il suo potentissimo destro si infilò alle spalle di Morisaki senza incontrare nessun ostacolo sulla sua strada.


“Questo pareggio non conta nulla, sono sicura che vinceremo!”, disse sicura Kumi sugli spalti, “Misaki-san sta facendo davvero una partita strepitosa! È stata davvero un’ottima idea chiedergli quei tre gol, Nakazawa-senpai!”
Sanae, lo sguardo fisso sul centrocampo, sembrò non aver sentito.
“Che cos’è questa storia dei tre gol?”, intervenne Yukari.
“I ragazzi dicono che Nakazawa-senpai ha chiesto a Misaki-san tre gol”, spiegò Kumi, “Uno per ogni anno in cui lui ha giocato per la squadra con lei come manager. Misaki-san ha preso la cosa con grande serietà, come sempre, e ha moltiplicato gli allenamenti.”
“Se vinceremo questa finale, sarà tutto merito tuo, Nakazawa-senpai!”, aggiunse la ragazza, ridendo.
Yukari si voltò verso Sanae in cerca di spiegazioni.
L’arbitro fischiò la fine del primo tempo e la team manager scattò velocissima verso le scale.
“Dove vai?”, le gridò Yukari.
“Torno subito!”, rispose Sanae, correndo via.

∗ ∗ ∗

Capitolo quarto – Ciò che amor vuole, amore osa

 

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